sabato, 24 giugno 2006



Quel vecchio uomo che abbracciava gli alberi.

 “Sono nipote di un uomo che presagendo di morire prima di essere portato in ospedale scende  nell’orto e andò a dire addio agli alberi che aveva piantato e curato”

 Inizia così l’articolo di José Saramago sulla Repubblica di sabato 17 giugno 2006.

 José  Saramago si fa portavoce e si unisce alla campagna di Greenpeace " libri amici dei boschi", tesa a promuovere l’uso della carta FSC,un marchio che garantisce che il materiale impiegato è riciclato od ottenuto con un utilizzo sostenibile delle foreste e che la carta e stata prodotta con tecniche poco inquinanti.

 Lo fà scrivendo di suo nonno un contadino pastore analfabeta, che prima di morire va ad abbracciare ad uno ad uno i suoi alberi.

 Saramago si domanda perché gli alberi e non ad esempio i suoi animali?

 Saramago  non conosce il perché di quel gesto da parte di suo nonno, quindi da una sua interpretazione del gesto.

Il perché per Saramago è nella simbiosi che esiste in natura fra terra e albero, l’albero affonda le sue radici nella terra per nutrirsi.

Ma io voglio azzardare un mio perché, un perché che viene da una esperienza personale ed il mio rapporto con gli alberi.

Alcuni anni fa un mio amico restauratore di mobili si sottopose ad un semplice intervento chirurgico per cercare di risolvere un problema alla sua anca, morirà prematuramente sotto i ferri.

Quel mio amico aveva qualche anno più di me e nel suo orto aveva piantato un susino.

Mio figlio era molto legato al mio amico che quando e venuto a mancare, mio figlio aveva 7 anni.

Dopo l’intervento chirurgico andato male forse per rabbia un uomo anche lui un conoscente in comune con il mio amico decide di tagliare il susino.

Mio figlio corre piangendo da mia moglie dicendo che stavano tagliando il susino di Lido, Mia moglie scende in cortile e riesce a persuadere quell’uomo che era inutile prendersela con il susino per quello che era accaduto a Lido.

Oggi quell’albero si e ripreso ed è cresciuto sano.

Io ogni che vado a trovare i miei suoceri, guardando l’albero  penso al mio amico Lido e credo che sia così anche per altri componenti della mia famiglia.

Ecco a me piace pensare che il nonno di Saramago sapesse che gli alberi vivono a lungo, vedono crescere molte generazioni di uomini.

 Il nonno di Saramago che aveva dato al nipote il suo sapere di uomo, ma in una forma che non era scritta, ma comportamentale e quindi fatta di ricordi; quel vecchio contadino sapeva che ogni volta che un componente della sua famiglia guardava i suoi alberi lui sarebbe stato vivo nella  loro memoria, soprattutto per i componenti più giovani della famiglia e, in  quei ricordi un uomo trova le sue radici traendovi gli spunti e la forza per affrontare la vita.



Approfondimenti sul Premio Nobel José Saramago:

http://it.wikipedia.org/wiki/José_Saramago

 
http://www.comitatomst.it/saramago.htm



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categoria:cultura, opinioni, ambiente
venerdì, 16 giugno 2006



Descrizione

"Una democrazia non può esistere se non si mette sotto controllo la televisione, o più precisamente non può esistere a lungo fino a quando il potere della televisione non sarà pienamente scoperto."

(Karl R. Popper) Un classico che ha suscitato un dibattito inesauribile e oggi è più che mai attuale, un una nuova edizione arricchita da un saggio introduttivo di Giancarlo Bosetti e dai testi di John Condry, Karol Woytila, Raimondo Cubeddu e Jean Baudoin.

Tutti i contributi sono nel solco della denuncia di Popper a proposito della cattiva televisione, e delle sue riflessioni su come trasformare la potenza della Tv in uno strumento di crescita civile.

Estratto Articolo di Dario Antiseri:

Tra le tante idee popperiane in pillole, professore,c'è quella di una patente per chi lavora in televisione: non si può considerare in contraddizione con un'idea totalmente liberale della società?" Nient'affatto".

Popper non ha mai detto che la televisione fosse tout court malvagia.

Ma che la sua violenza scaricata sui bambini fosse da eliminare.

Perché la fa diventare normale, producendo una minaccia fortissima per la società.

 "La  patente per chi lavora in tv significava, come per i medici che fanno il giuramento d'Ippocrate, munirsi di un codice di autoregolamentazione".

Per Popper, professore, non è sufficiente il consenso, anche il più massiccio, per assicurare a una società il connotato di democrazia.

Vuol dire che se oggi fosse ancora vivo potrebbe anche definire non democratico un governo uscito dalle elezioni? "Popper diceva: Platone ha inquinato la teoria politica dell'Occidente, perché nel porsi il problema del leader ha indicato il filosofo, colui che sa che cosa è bene. Poi è venuto il nostro secolo, il più sanguinario: si è stabilito che dovesse comandare una razza  ed è venuto il nazismo, o una classe - ed è venuto il comunismo".

Dunque, per Popper "chi deve comandare?" è una domanda irrazionale, perché non esiste nessuno - individuo, ceto, razza o classe,  venuto al mondo con l'attributo della sovranità sugli altri".

Cioé, direbbe Popper, non esistono gli unti del Signore? "Direbbe: definire la democrazia "governo del popolo" è un'affermazione vuota, perché tutto il popolo potrebbe dare il consenso a un dittatore. Quello che è importante, nella società aperta, è il consenso che preveda possibilità di dissenso anche per uno solo". Ecco, allora, che si torna al vecchio caro Voltaire di "non sono della tua idea, ma darei la mia vita perché tu possa esprimerla sempre".

Non c'è frase più citata nel dibattito politico: anche su questo, come per Popper, tutti sono d'accordo. A parole. C'è qualcuno convinto che basti questo per concludere che in giro ci sono solo sinceri democratici?

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categoria:cultura, libri
martedì, 13 giugno 2006
Dopo circa dieci anni sono riuscito  a trovare questo libro,  edizione del centenario di Armando.

Conoscevo di cosa trattava la società aperta e i suoi nemici leggendo gli scritti di Dario Antiseri.



La Società Aperta  rappresentata,  per Popper, non tanto da  un disegno politico o  una forma di governo bensì da alcuni aspetti socio-culturali.

Una società libera, multi-etnica e tollerante in cui l'uomo assume quasi sempre un atteggiamento critico.

Una società pur sempre imperfetta perchè, asserisce Popper, "non può esistere alcuna società umana senza conflitti: una siffatta società sarebbe una società non di amici ma di formiche" .

Contrariamente la Società Chiusa è una società tribale, fatta di credenze magiche ed assolutamente non democratica.

Si è capito che nel pensiero popperiano la Democrazia è un pilastro fondamentale.

Ed è vista, aspetto comune nel Popper, in maniera originale, quasi rivoluzionaria.

Una Democrazia non per il popolo, ma contro ogni forma di dittatura, una garanzia alla libertà politica, un freno al potere dello Stato, considerato dal filosofo come "un male necessario".

Analogamente trova sciocca ogni forma di Nazionalismo, che tal volta viene considerato più importante di altri collanti come, ad esempio, la religione e la Democrazia stessa.

Ma lo Stato, o meglio, l'ideale di Stato, porta con se anche altre piaghe, identificate nella burocrazia, nell'assistenzialismo e nel sistema proporzionale.

Procediamo per punti. La burocrazia è, per il Popper, la sede "comoda" dei dittatori, coperti da questo enorme velo torbido ed anti democratico.

Diretta conseguenza del burocratismo è l'assistenzialismo, che tenta di risolvere la povertà del Mondo in modo quasi paradossale e grottesco; ma il filosofo è anche convinto che lo stato assistenziale sia pur sempre un segnale di civiltà ed umanità da parte di una società democratica.

Il vero problema è il bisogno di attuare una politica strategica migliore.

Rifacendosi alla poca limpidezza del sistema burocratico, Popper condanna, infine, il sistema proporzionale che ha introdotto un numero eccessivo di partiti, uniti in coalizioni, il cui unico scopo è quello di rafforzare il potere dello Stato e rendere quindi quasi impossibile "licenziare" un governo per attuare nuove e salutari riforme.

 Uno dei maggiori statisti del secolo scorso contro cui si scagliarono le teorie popperiane fu Karl Marx, il "falso profeta" del marxismo.

Il marxismo, per il Popper, si reggeva su delle menzogne rafforzate e rinsaldate dal potere dittatoriale che tendeva semplicemente a confondere la realtà delle cose.

Le teorie politiche di Popper si completano con i temi di Pace e Libertà.

Il primo, secondo il filosofo austriaco, è stato fin troppe volte travisato.

Ne è un esempio il movimento pacifista che, come ci insegna la storia, ha portato ben più guerra che pace.

Questo perché non si è mai pensato, o voluto, porre un limite alla Libertà. In un passo de "La società aperta e i suoi nemici" Popper affronta così il tema:

 "La libertà illimitata significa che un uomo forte è libero di tiranneggiare un debole e di privarlo della sua libertà...Nessuno dev'essere alla mercè di altri ma a tutti si deve riconoscere il diritto di essere protetti dalla Stato".

 Ed è proprio da questa premessa che Popper propone un argomento attualissimo e di estremo interesse per il nostro piccolo mondo: una patente per chi lavora in Televisione, uno strumento che garantirebbe senza dubbio alla società civile più sicurezza e meno violenza nelle case. Ed il tutto rientra nel "piano" di Popper, ovvero limitare la Libertà per garantire ad ogni individuo una Democrazia il più stabile e forte possibile.

 


Aforismi di  Karl Popper

“Ogni qualvolta muore un uomo, è un universo intero a venire distrutto. Ce ne rendiamo conto non appena ci identifichiamo con quell'uomo”

 “La nostra conoscenza può essere solo finita, mentre la nostra ignoranza deve essere necessariamente infinita”

 “Ciò che realmente conta è la piccola minoranza di uomini che creano opere d'arte o di pensiero, i fondatori di religioni e i grandi uomini di Stato. Sono questi pochi individui eccezionali che ci permettono di farci un'idea della vera grandezza dell'uomo”

 “Noi possiamo amare il genere umano soltanto in determinati individui concreti, ma mediante l'uso del pensiero e dell'immaginazione possiamo renderci pronti ad aiutare coloro che hanno bisogno del nostro aiuto”

“Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante ci tiene a farsi capire. Farà perciò tutto il possibile per scrivere in modo semplice e comprensibile. Niente è più facile dello scrivere difficile”.

“Chi insegna che non la ragione, ma l'amore sentimentale deve governare, apre la strada a coloro che governano con l'odio.”

 “La storia dell'evoluzione insegna che l'universo non ha mai smesso di essere creativo o inventivo”

 “Razionale è una persona a cui importa più di imparare che di avere ragione”

 


 

Approfondimenti:

Sommario Libro

Speciale Karl Popper centenario

Karl Popper

Karl Popper Wikipedia

Bibliografia:
 




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categoria:cultura, politica, libri
domenica, 11 giugno 2006


Tiziano Terzani, sapendo di essere arrivato alla fine del suo percorso, parla al figlio Folco di cos'è stata la sua vita e di cos'è la vita: "Se hai capito qualcosa la vuoi lasciare lì in un pacchetto", dice. Così racconta di tutta una vita trascorsa a viaggiare per il mondo alla ricerca della verità. E cercando il senso delle tante cose che ha fatto e delle tante persone che è stato, delinea un affresco delle grandi passioni del proprio tempo. "Se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte." Un testo che è il suo ultimo regalo: il nuovo libro di Tiziano Terzani.

«… e se io e te ci sedessimo ogni giorno per un’ora e tu mi chiedessi le cose che hai sempre voluto chiedermi e io parlassi a ruota libera di tutto quello che mi sta a cuore dalla storia della mia famiglia a quella del grande viaggio della vita?» Con queste parole Tiziano Terzani invita il figlio Folco ad ascoltare il suo ultimo racconto. Nasce così La mia fine è il mio inizio, una biografia parlata in forma di dialogo, ma anche il testamento di un padre che cerca di trasmettere al figlio l’essenza di quello che ha imparato nella vita. L’ultimo libro che il giornalista e scrittore fiorentino ci ha lasciato è l’ultima tappa di un lungo cammino per il mondo alla ricerca della verità, l’ultimo capitolo di un’esistenza ricca di passioni, avvenimenti e d’amore, che si conclude nella serenità di chi è pronto ad affrontare una nuova grande avventura con la consapevolezza di avere vissuto intensamente e di poter trasmettere un’eredità, non solo di fatti e ricordi personali, ma anche e soprattutto di riflessioni, sentimenti e ideali.
Ecco allora che, nel ritiro di montagna all’Orsigna, Tiziano e Folco si siedono sotto un vecchio albero e dialogano della vita passata, delle passioni, dei successi e delle difficoltà del lavoro, della famiglia e dei divertimenti. Terzani racconta momenti della sua vita di cui non aveva mai parlato nei libri precedenti: l’infanzia in un quartiere popolare di Firenze, la povertà della famiglia d’origine, gli studi al liceo, i primi pantaloni lunghi di velluto comprati a rate, l’incontro con la moglie Angela, compagna di tutta una vita, la scoperta dell’amore per i viaggi e per la Cina, gli anni all’Olivetti, il praticantato a Il Giorno di Milano diretto da Italo Pietra. E poi le grandi avventure della sua carriera, che lo ha portato ad attraversare gli eventi della storia, le guerre e i grandi temi politici degli ultimi cinquant’anni: le corrispondenze per Der Spiegel, la guerra in Vietnam, la delusione del comunismo in Cina, l’espulsione dal paese asiatico, l’orrore del futuro visto in Giappone, l’India e il ritiro nell’eremo dell’Himalaya, a cui si alternano i ricordi familiari e personali di viaggi avventurosi in zone proibite, di incontri con spie e di passioni che lo hanno portato a collezionare migliaia di libri, statue tibetane e gabbie piene di uccelli esotici.
Parola dopo parola, ricordo dopo ricordo, con l’inimitabile spontaneità e irriverenza della sua parlata, Tiziano Terzani si rivela, in tutta la sua pienezza e umanità: viaggiatore d’eccezione, giornalista di qualità, testimone delle grandi passioni del proprio tempo, uomo animato dalla curiosità per il diverso e da una profonda e sofferta spiritualità.

Fonte : http://www.internetbookshop.it



Tiziano Terzani - La fine è il mio inizio

“Ho il senso che non mi tocca più nulla, perché non sono quella maschera,
non sono questo corpo, non sono i miei ricordi, non sono …
Sono una cosa molto più grande, molto più piccola, molto più particolare,
ma non sono niente di tutto quello.
E proprio perché non sono niente di specifico, mi posso permettere di pensare che sono tutto”


Non conoscevo Tiziano Terzani , nel senso che non avevo mai letto niente di lui.

E stato un Amico sul Blog di Beppe Grillo a dirmi di leggere Tiziano ( lui è di madre lingua tedesca e leggeva Tiziano già da giornalista).

 Sono Rimasto colpito ma soprattutto mi ha confermato e, fatto capire alcune cose, il mondo asiatico visto con i suoi occhi ,oggi assume per me un modo nuovo di guardarlo.

La conferma che un mondo più equo non può essere delegato a pochi, ma è un percorso umano di massa “ Folco quanti comunisti ha ammazzato Mao” in questa frase trovi l’essenza del fallimento delle ideologie totalitarie Marxiste e non, perché frutto si di bisogni umani ma non di processi culturali del popolo ( i comunisti erano i contadini cinesi non Mao o altri che per fare l’uomo nuovo distruggono la cultura del popolo).
Cosa ci aspetta in futuro “ ho visto abbattere la prima statua Stalin al grido di w Allah, Folco se il Marxismo e stato il fucile dei poveri nel XX secolo, Allah sarà quello del XXI secolo”.
 
Potrei andare oltre ma mi fermo dicendo che dal libro emerge anche la serenità di un uomo che sa di morire ed affronta questa sfida serenamente e facendo una riflessione sul suo cammino umano chi era e chi è adesso.
 
Grazie Tiziano per i tuoi ricordi e per le tue riflessioni .
 
Mark Limon


Approfondimenti :
 
http://www.tizianoterzani.com

Wikipedia.org

Lettera di Tiziano Terzani ad Oriana Fallaci
 

 

 
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categoria:cultura, libri
sabato, 10 giugno 2006
Amartya Sen: La democrazia degli altri. Perché la libertà non è un'invenzione dell'Occidente




  Due le tesi che Amartya Sen, premio Nobel per l'Economia nel 1998, vuole dimostrare nel suo ultimo libro La democrazia degli altri, edito da Mondadori. La prima è che il concetto di democrazia non è appannaggio esclusivo dell'Occidente.

Le radici della democrazia, com'è noto, risalgono all'antica Grecia, ma considerare la civiltà greca «come parte integrante di una specifica tradizione occidentale» è una cosa difficile da sostenere, secondo l'autore.
Inoltre, «c'è un'ampia storia di sostegno alla tolleranza, al pluralismo e alla deliberazione pubblica anche in altre società».Tra queste Sen cita l'Africa, l'Iran, l'India e persino i principi musulmani del mondo arabo e della Spagna medioevale che «potevano vantare una lunga storia di integrazione degli ebrei quali membri a pieno titolo della comunità sociale».
La democrazia, per Amartya Sen, non va considerata tale solo perché in uno Stato vengono indette libere elezioni, ma «secondo la più ampia prospettiva della discussione pubblica».
La seconda tesi sostenuta da Amartya Sen è che l'ascesa della democrazia è stato l'evento decisivo del XX secolo ed è da considerarsi un valore universale.
«Per tutto il XIX secolo i teorici della democrazia consideravano perfettamente naturale chiedersi se un determinato Paese fosse pronto per la democrazia. Questo atteggiamento è cambiato solo nel XX secolo, quando si è riconosciuto che la domanda stessa era sbagliata: un Paese non deve essere giudicato pronto per la democrazia, ma lo deve diventare mediante la democrazia».
Indubbiamente i due saggi contenuti in questo libro offrono uno spunto notevole alla discussione in atto sulla possibilità di 'esportare' la democrazia e suggeriscono a un occidentale di allargare la propria visione del mondo verso un oriente che molto spesso si conosce poco e si giudica molto, inevitabilmente, attraverso luoghi comuni o, peggio, pericolosi pregiudizi.
La democrazia non è un’invenzione dell’Occidente. Non è un “prodotto” made in Usa o Europa. Parola di Amartya Sen. Che, nel suo ultimo libro, La democrazia degli altri, intraprende un viaggio a ritroso nella storia per dimostrare che l’idea di democrazia non è patrimonio esclusivo del mondo occidentale ma anche di quello orientale. Dell’umanità intera.
E’, insomma, un valore universale. E quindi non “esportabile”.
Con numerosi esempi storici, il premio Nobel per l’economia illustra l'esistenza di secolari tradizioni democratiche in paesi attualmente oppressi da regimi totalitari, combattendo e smentendo un pregiudizio diffuso secondo cui la democrazia nei paesi asiatici non può attecchire e prosperare per il fatto che essi assegnano tradizionalmente più valore alla disciplina e all’ordine.
La democrazia, al contrario, è un concetto antico nella tradizione orientale. Le sue radici , ricorda risalgono all'antica Grecia ma la civiltà greca non è «parte integrante di una specifica tradizione occidentale».
Ed anche in altre società, aggiunge,«c'è un'ampia storia di sostegno alla tolleranza, al pluralismo e alla deliberazione pubblica»:
Africa, Iran, India e persino i principi musulmani del mondo arabo e della Spagna medioevale che «potevano vantare una lunga storia di integrazione degli ebrei quali membri a pieno titolo della comunità sociale».
La democrazia, per Amartya Sen, non va ricondotta al solo, seppur importante, svolgimento di libere elezioni ma «secondo la più ampia prospettiva della discussione pubblica».
 La sua essenza, usando le parole di Rawls, sta nell’esercizio della ragione pubblica, nel governo attraverso la discussione, il discorso pubblico. «Innanzitutto occorre evitare l'identificazione fra democrazia e governo della maggioranza. La democrazia ha esigenze complesse, fra cui naturalmente lo svolgimento delle elezioni e l'accettazione del loro risultato, ma richiede inoltre la protezione dei diritti e delle libertà, il rispetto della legalità, nonché la garanzia di libere discussioni e di una circolazione senza censura delle notizie. In realtà anche le elezioni possono essere del tutto inutili se si svolgono senza aver offerto alle diverse parti un'adeguata opportunità per presentare le loro posizioni, o senza concedere all'elettorato la possibilità di avere accesso alle notizie e valutare le opinioni di tutti i contendenti. La democrazia è un sistema che esige un impegno costante, e non un semplice meccanismo (come il governo della maggioranza), indipendente e isolato da tutto il resto».
Non si è pronti per, ma mediante la democrazia, chiarisce Sen: in altre parole, essa cresce nel suo stesso farsi, vive realizzandosi. Esiste, dice, un nesso tra la democrazia e l’arricchimento e il miglioramento della vita e del benessere degli individui.
Scrive Sen:

  • La libertà politica è parte integrante della libertà umana in generale, e i diritti civili e politici sono fondamentali per garantire agli individui un pieno inserimento nella vita della società. La partecipazione politica e sociale costituisce un valore intrinseco per la vita e il benessere dell’uomo.»;
  • e ancora, La democrazia ha un importante valore pratico per accrescere l’attenzione ottenuta dal popolo quando dà voce alle proprie richieste e pretende di svolgere un effettivo ruolo politico (anche per soddisfare le proprie necessità economiche);
  • La pratica della democrazia offre ai cittadini l’opportunità di imparare gli uni dagli altri, e alla società quella di formare i propri valori e definire le proprie libertà. Lo stesso concetto di “bisogno” (inclusa la definizione dei “bisogni economici”) richiede una discussione pubblica e uno scambio di informazioni, opinioni e analisi. In questo senso la democrazia ha una funzione costruttiva, che si aggiunge al suo valore intrinseco per la vita dei cittadini e al suo valore pratico nella formulazione delle decisioni politiche.
  • Il concetto fondamentale e definitivo di una democrazia deliberativa è quello della deliberazione stessa. Quando i cittadini deliberano, si scambiano le proprie opinioni e discutono le loro rispettive idee sulle principali questioni politiche e pubbliche.
  • L’economista, inoltre, contesta che l’efficienza sia possibile solo a danno della libertà e della democrazia, facendo notare che, in realtà, sono le società libere le meno esposte al rischio di crisi e catastrofi: «Di fatto, scrive,  non c’è alcuna testimonianza convincente che il governo autoritario e la soppressione dei diritti civili e politici favoriscano davvero lo sviluppo economico. Le ricerche sul campo e gli studi di carattere sistematico non offrono alcun sostegno concreto alla tesi dell’esistenza di una contraddizione di fondo tra diritti civili ed efficienza economica. Il carattere e l’andamento del rapporto sembrano dipendere da molti altri fattori, e mentre alcuni studi statistici riconoscono un rapporto leggermente negativo, altri ne individuano uno molto positivo.
Cinque pezzi facili :occasioni. Ritornare su questo pensiero è particolarmente importante oggi, mentre l’Occidente si confronta con l’idea di esportare la democrazia in paesi che per lungo tempo non l’hanno praticata.. 

  1. Nella politica del mondo contemporaneo ci sono ben poche cose che, per importanza, possono reggere il  confronto con il consolidamento e la diffusione della democrazia.

  2. Lo stesso Confucio non ha mai raccomandato una cieca obbedienza allo Stato. Allorché Tzu-lu, il duca di She, lo interroga sul modo di servire il principe, Confucio risponde: “Digli la verità, anche se lo offende”.

  3. I diritti politici e civili conferiscono al popolo l’autorità necessaria per richiamare energicamente l’attenzione sui propri bisogni generali e per esigere un adeguato intervento da parte dello Stato.

  4. Il valore della democrazia comprende la sua importanza intrinseca per la vita umana, il suo ruolo strumentale nella creazione di incentivi politici e la sua funzione costruttiva nella formazione di valori (e nella comprensione della forza e dell’attuabilità di richieste e bisogni, diritti e doveri).Questi non sono meriti di carattere regionale. E lo stesso vale per la difesa della disciplina e dell’ordine in contrapposizione alla libertà e la democrazia. L’argomento culturale non preclude, ne limita in modo sostanziale, le scelte che oggi possiamo fare.

  5. Quando il Mahatma Gandhi proclamò il valore universale della nonviolenza, non sosteneva che i popoli di tutto il mondo lo stessero già riconoscendo, bensì che avessero buone ragioni per farlo.
Una Precisazione:

Il libro è la testimonianza di un pensiero che Sen ha sviluppato negli anni ed espresso in precedenti
occasioni.
Ritornare su questo pensiero è particolarmente importante oggi, mentre l’Occidente si confronta con l’idea di esportare la democrazia in paesi che per lungo tempo non l’hanno praticata..
 

Approfondimenti sll'Autore:  Amartya Sen

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categoria:cultura, politica, libri, economia
venerdì, 09 giugno 2006
Per tutti quei naviganti che non si domandano, perchè un blog fa la censura?

Commento Postato nel Blog di Beppe Grillo -  09.06.06 14:49 

POST:  Il dipendente Prodi riceve i risultati delle Primarie dei Cittadini.


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La prima volta che ho sentito dire " i comunisti mangiano i bambini ", ero un bambino di 14 anni.

Il luogo era un circolo ARCI, nella città  dove nel 1921 è nato il P.C.I.

Il Fatto:

Era la metà degli anni 70 e nel rione dove sono cresciuto i ragazzi cominciano a fare le prime esperienze di Droga.

Oggi molti di quei ragazzi non ci sono più, sono morti giovani troppo giovani per Mark.

Certo qualcuno può anche pensare ma che stronzi, ma allora si diceva, provo poi smetto quando voglio!  così eri fregato.

In quel circolo ARCI fu fatta una riunione dai responsabili, quei ragazzi davano dei problemi, li si faceva anche attività ricreativa, gli adulti di allora  non volevano che frequentassero il circolo.

In quella riunione Un Uomo si alza, prende il microfono dicendo:

 “ io sono orfano, sono cresciuto dalle suore, non facciamo l’errore che fece Sur  Maria, la prima volta che ho visto un comunista.
<< Stai attento mi disse  i comunisti mangiano i bambini >>,  ecco ora noi  cerchiamo di non fare quell’errore”.

Non fu ascoltato, cercarono di emarginare quei ragazzi  ma non ci riuscirono, loro erano troppi ed erano del rione.

Allora decisero di fare un'altra riunione a porte chiuse, decidendo di chiudere quel circolo ricreativo  invece di affrontare il problema.

Sono passati quasi trentanni, ancora oggi mi domando, se qualcuno di quei ragazzi che oggi non c'è più  poteva essere vivo!

 Forse bastava, che  quelle persone invece di  chiudere quel circolo ricreativo, accettavano quei ragazzi che loro vedevano come diversi.

Non  fate l’errore di giustificare tutto, per affinità o perché si miticizza qualcuno....è sempre bene, farsi venire qualche legittimo dubbio.

La critica costruttiva anche se dura è l’unica via di crescita Democratica.

La libertà per un uomo è quella di essere se stesso….unico vincolo le regole condivise.

Mark Limon (esperto di Marketing al limone)


PS: Tiziano Terzani nel suo libro la mia fine il mio inizio scrive:

" Le guerre iniziano sempre con la demonizzazione dell'avversario"

 





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categoria:opinioni
martedì, 06 giugno 2006
Oggi sul Blog di Beppe Grillo …

5 Giugno 2006  I morti del Kossovo 

E' stato interessante leggere le varie posizioni in merito!

Va detto che i fatti sull’attentato di  Nassiriya, dove muore un soldato, quattro feriti, tutti sardi della «Sassari», hanno influenzato l'argomento.

 Le posizioni in merito sono le più variegate…si va dal patriottismo sfrenato…al qualunquismo spicciolo.

Si confonde spesso l’uomo soldato con la guerra, come se i soldati decidessero loro di dichiarare guerra!

Ma soprattutto c’è una dietrologia spaventosa…..

SIAMO IN GUERRA?

E’ UNA MISSIONE DI PACE?

La soggettività abbonda, io mi rimetto all’attuale ministro degli esteri

 www.corriere.it

 06 giugno 2006D’Alema in Iraq. "Colpiti in missione di pace"

 
TUTTO IL RESTO RISCHIA  DI ESSERE SOLO E SOLTANTO DIETROLOGIA!

 Riporto un commento di un blogger e la mia risposta .

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E' interessante vedere quanti "dovremmo", "potremmo" "saremmo" ci sono nei commenti.

Mancano le realtà.

Certo che potrei vergognarmi per i bambini iraqueni che muoiono.
Potrei dire "MI DISPIACE!!!...ma poi?

Come lo facciamo questo minuto di vergogna?

Con pane e nutella in mano?

Mi addoloro mentre addento una coscia di pollo con i peperoni?

Scusate, ma secondo me il silenzio con le parole, al di là della difficoltà nell'esprimerlo, sarebbe appropriato.

C'è gente che muore di fame, gentre che schiatta con le bombe, sia che sia fuori sia dentro a dei carri armati e ci siamo noi con tanti dovremmo faremmo sapremmo. Azz che differenze!!

Saprei io cosa fare e lo faccio, esco da questo post e mi dispiace per tutti quelli che stanno morendo ora nel mondo...anche se ci tocca a tutti, prima o poi.

Ognuno spererebbe per se stesso e per gli altri...una bella morte.

E allora...una bella morte a tutti...nei tempi dovuti nèh!!

@ francesco folchi 06.06.06 14:52

**********

Purtroppo quello che è scritto in questo commento è tristemente reale.

Qualunque commento rischia di diventare patetico soprattutto ora che c’è stato l’attentato di Nassirya…

Ma siccome la vita è tutta una giostra e io non mi prendo mai troppo sul serio!

Vediamo di trovare una  variabile limone?

Che ne dite? Di fronte all’incapacità dei governanti….per risolvere le dispute, 10 parlamentari per ogni governo coinvolto, si trovano in territorio neutro e si prendono  limonate in faccia a tempo indefinito fino alla resa.

 Lo stesso varrebbe anche per maggioranza e opposizione, quando non si trovano d’accordo.

Vedete io sono convinto che questi signori troverebbero di sicuro un punto di incontro comune, per il semplice fatto che la faccia è la loro!

Mentre le guerre loro le ordinano ma non le combattono mai...

Del resto noi li paghiamo e pure bene! Cosa volete che sia qualche limonata in faccia!

Lo sò il mio post in questo momento per qualcuno può sembrare fuori luogo.

MA PENSATECI! NON VAREBBE LA PENA DI FARNE UNA PETIZIONE POPOLARE?

Mark Limon ( Esperto di Marketing al Limone)

 

 **********

 

I soldati caduti sono o non sono figli del popolo?

Un Contributo:

IL PCI AI GIOVANI

È triste. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati...
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. Io no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati
(benissimo) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccolo borghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli, la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
e lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è cosi avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici.

Pier Paolo Pasolini

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domenica, 04 giugno 2006
* IL MIO PRIMO POST LO DEDICO A TUTTI I MIEI VISITATORI *

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I limoni
di
Eugenio Montale

 

Ascoltami, i poeti laureati
      si muovono soltanto fra le piante
      dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
      Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
     fossi dove in pozzanghere
      mezzo seccate agguantano i ragazzi
      qualche sparuta anguilla:
      le viuzze che seguono i ciglioni,
      discendono tra i ciuffi delle canne
     e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
      Meglio se le gazzarre degli uccelli
      si spengono inghiottite dall'azzurro:
      più
chiaro si ascolta il sussurro
      dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
     e i sensi di quest'odore
      che non sa staccarsi da terra
      e piove in petto una dolcezza inquieta.
      Qui delle divertite passioni
      p
er miracolo tace la guerra,
     qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza

      ed  l'odore dei limoni.
      Vedi, in questi silenzi in cui le cose
      s'abbandonano e sembrano vicine
      a tradire il loro ultimo segreto,
      t
alora ci si aspetta
      di scoprire uno sbaglio di Natura,

      il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
      il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
      nel mezzo di una verità.
      Lo sguardo fruga d'intorno,
      la mente i
ndaga accorda disunisce
      nel profumo che dilaga

      quando il giorno più languisce.
      Sono i silenzi in cui si vede
      in ogni ombra umana che si allontana
     qualche disturbata Divinità.
     Ma l'illusione manca e ci riporta il tem
po
      nelle città
rumorose dove l'azzurro si mostra
      soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
      La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
      il tedio dell'inverno sulle case,
      la luce si fa avara - amara l'anima.
      Quando u
n giorno da un mal chiuso portone
      tra gli alberi di una corte

      ci si mostrano i gialli dei limoni;
      e il gelo del cuore si sfa,
      e in petto ci scrosciano
      le loro canzoni
      le trombe d'oro della solarità.

      
[da Ossi di seppia, 1925]


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